Il letargo nelle tartarughe

Il letargo nelle tartarughe.

(Foto 1)

Le origini:                                                                                                                                       

E’ recente la scoperta che l’origine delle tartarughe è stata riconosciuta all’Eunotosaurus africanus che visse circa 260 milioni di anni fa.                  

Tuttavia il più vecchio fossile di una tartaruga (marina) ha circa 220 milioni di anni, la Odontochelys semitestacea (foto 2)  

 


(Foto 2)

e il primo di tartaruga terrestre, Proganochelys è classificato sui 210 milioni di anni (foto 3).  

(Foto 3)

 

Al momento sembra che le prime tartarughe fossero marine e successivamente dagli oceani iniziarono a diffondersi sulla terra ferma fino a conquistare quasi tutti i continenti (ad eccezione delle zone artiche). Le tartarughe rimaste a popolare gli oceani sono attualmente classificate come 7 specie,   quelle palustri circa 120, le acquatiche circa 272 e circa 80 terrestri (incluse le sottospecie; il numero è in continua evoluzione in quanto il pur recente avvento del DNA sta modificando velocemente ogni elenco). 

Un perfetto adattamento:                                                                                                       

In questo articolo prenderemo in considerazione soprattutto il letargo nelle specie terrestri,  che si sono adattate perfettamente ad ogni clima, mettendo in atto strategie indispensabili per la loro sopravvivenza, con particolare riferimento alle specie Mediterranee (Testudo hermanni, Testudo graeca ibera e Testudo marginata);  questo per dire che se questi magnifici  rettili, dopo 210 milioni di anni sono sopravvissuti sino ai nostri tempi (anche se l’azione dell’uomo degli ultimi decenni le sta mettendo veramente in crisi),  sono da tenere in forte considerazione i metodi utilizzati in natura per “combattere” i periodi “ostili” come i freddi inverni o le calde estati (soprattutto nelle zone equatoriali).

Letargo ed estivazione:                                                                                                                         

Il letargo è una strategia per proteggersi dal freddo, mentre l’estivazione è una strategia per proteggersi dai periodi troppo caldi per cui specialmente a sud o isole, le tartarughe si rifugiano o sotterrano (soprattutto quelle in zone costiere dove i terreni sono sabbiosi) per attendere temperature più miti;  spesso però poi escono alle prime ore del giorno o tardo pomeriggio per crogiolarsi ai gradevoli raggi solari. In genere in questi periodi non si alimentano o se lo fanno mangiano solo piccole quantità di cibo. Estivarsi è un modo anche per cercare un po’ di umidità che è importantissima per il loro ciclo vitale. 

Perché il letargo:                                                                                                                      

Le tartarughe, essendo degli animali eterotermi (la temperatura interna dipende da quella ambientale), ed avendo organi che lavorano correttamente solo ad un determinato range di temperature, quando le temperature scendono, sono costrette a mettere in atto un sistema di protezione che non è altro che la diminuzione del metabolismo e quindi rallentamento di tutte le funzioni compreso il battito cardiaco che può arrivare anche a 4 battiti al minuto. L’abbassamento del metabolismo crea però difficoltà a reagire ai batteri, a micosi e virus, per cui potrebbe capitare che al risveglio ci siano patologie, specialmente respiratorie, soprattutto per gli esemplari che sono entrati in letargo non in perfette condizioni.

Le temperature del letargo:                                                                                                     

Viene considerato letargo se fatto in luoghi con temperature entro i 3 e 10 °C. Quando le temperature sono superiori ai 10°C le tartarughe consumano energie senza reintegrarle e nei casi di elevate temperature rischiano seriamente, mentre se le temperature scendono sotto i 2-3°C il rischio è che il sangue cristallizzi/congeli e porti a nefaste conseguenze.

Letargo assolutamente da far fare!                                                                                             

Le strampalate teorie di evitare di far fare il letargo alle tartarughe specialmente nei primi anni di vita, sono assolutamente da non considerare! L’unico motivo per non far fare il letargo alle tartarughe è in caso di malattie o forte debilitazione; in questo caso si dovrà preparare un terrario con temperature diurne di almeno 25-26 °C e notturne non inferiori a 18-19°C,    con una lampada riscaldante e ad emissioni di raggi UVB da posizionare in un lato e un substrato da tenere leggermente umido. Le tartarughe che svernano in un terrario possono crescere fino 3-4 volte in più, rispetto un esemplare in natura,  con conseguenti problemi a diversi organi come fegato, reni e un errato sviluppo della struttura ossea, un po’ come i bambini che crescono troppo in fretta e hanno problemi ai legamenti e alle ossa. Inoltre l’aspettativa di vita si accorcerà.

Più pericoloso del letargo:                                                                                                 

Sicuramente più pericoloso di un letargo sono le ansie dei proprietari che pensano che le tartarughe abbiano troppo freddo e muoiano, mentre è vero il contrario, cioè se non lo fanno sono molto più a rischio di morte. Preparare un letargo è molto più facile di preparare un terrario ben funzionante e sovente sono molte di più le tartarughe che muoiono in casa rispetto a quelle in giardino.

Letargo differente fra nord e sud:                                                                                              

Il modo di fare il letargo cambia in base al clima e quindi un letargo a nord è molto diverso di quello al sud; a sud e isole in genere in natura le tartarughe si ritirano sotto un rovo o cespuglio possibilmente con foglie secche e umide, senza scavare, o in cattività si sotterrano parzialmente (foto 4) 


(Foto 4)

mentre nelle regioni più a nord dove in passato erano presenti fino alla valle Padana le Testudo hermanni boettgeri diffusesi dai Balcani, per proteggersi dai forti freddi si sotterravano in modo che il calore proveniente dal sottosuolo le proteggeva e nello stesso tempo la terra umida garantiva la migliore condizione possibile.   Quindi per le tartarughe in cattività che sono a nord occorrerà osservare più attenzione nel preparare il luogo per il letargo (descrizione dettagliata più avanti). Le Testudo horfieldii o Agrionemys horsfieldii, che hanno un areale molto ampio che va dalla Russia sudorientale fino al all’Iran, Pakistan, Afghanistan e Cina occidentale, ormai diffuse nei tanti negozi di animali,  sono abituate ad un lunghissimo letargo che in alcuni casi può arrivare anche fino a 8-9 mesi e si proteggono dal fortissimo gelo scavando a profondità incredibili (sembra che possano arrivare anche a 3 metri di profondità).  Ovviamente poi una volta uscite dal letargo devono eseguire tutto il ciclo vitale molto in fretta. Il letargo preparato ai nostri climi che sono troppo umidi per loro, deve essere organizzato cercando di preparare un terreno poco umido e ben drenante. 

Quanto dura il letargo?                                                                                                                                

E’ sempre il clima che condiziona la durata del letargo in base alla temperatura.  Il letargo essendo un metodo di protezione per il freddo,  se le temperature esterne sono miti, le tartarughe non hanno bisogno di proteggersi e ad esempio a sud o isole non essendo sotterrate o coperte, sentono subito un rialzo di temperatura ed escono a riscaldarsi ai primi raggi di sole,  per cui il letargo inizia solitamente nel tardo autunno, spesso a fine novembre e finisce già a fine febbraio,  e negli inverni particolarmente caldi il letargo si riduce veramente a pochi giorni. A nord ovviamente il periodo è molto più lungo e in genere le tartarughe iniziano ad ottobre o addirittura in settembre nelle zone più fredde e fuoriescono in marzo o ad inizio aprile.

Una visita medica?                                                                                                                       

E’ consigliabile osservare bene le nostre tartarughe prima del letargo, specialmente 1 o 2 mesi prima non sarebbe male effettuare un esame delle feci per verificare che i livelli dei parassiti non siano troppo elevati;  in questo modo abbiamo il tempo di eseguire le cure adeguate con relativo richiamo dopo 15-20 giorni. Gli esemplari che sembrano dimagriti e poco pesanti è bene che siano visitati da un veterinario esperto in rettili. Ovvio che gli esemplari debilitati o ammalati dovranno evitare di fare il letargo che potrebbe aggravare il loro stato.

La preparazione al letargo:                                                                                                          

3-4 settimane prima del letargo, iniziano a prepararsi al letargo in base alle prime diminuzioni di temperatura,  in modo che si possa liberare l’alveo intestinale da tutto il cibo che se non eliminato rischia di fermentare con conseguente setticemia che porterà a morte certa. Per cui per le tartarughe in cattività, si consiglia fin dai primi di settembre di lasciare a disposizione solo poche erbe selvatiche o addirittura nulla;  in questo periodo è più importante che siano sempre ben idratate,  quindi meglio se c’è acqua a disposizione, anche se in genere si idratano da sole con le piogge e le umidità crescenti. Qui però ci sono diversi allevatori che sono dell’idea di seguire sempre di più il ritmo naturale, per cui mai acqua a disposizione (anche se credo sia corretto solo nei casi che si disponga di ampi spazi a disposizione, mentre nei piccoli recinti il ciclo naturale è più complicato). Quindi trascorreranno le ore più calde e assolate riscaldandosi al sole (foto 5) per poi ritirarsi nei loro rifugi preferiti.

(Foto 5)

La scelta del luogo per il lungo sonno:                                                                                                       

La scelta del luogo è importante per evitare sgradevoli sorprese. In natura o in un ampio giardino una tartaruga preferirà rifugiarsi sotto una siepe o un rovo dove sovente ci sono anche molte foglie umide (come già descritto solo nelle zone molto fredde scaveranno per sotterrarsi). Se invece la tartaruga non ha grandi spazi a disposizione, dovrete essere voi a sceglierlo e la prima regola è quella di cercare un punto non alluvionabile, cioè che anche in casi di forti piogge, l’acqua scorra via velocemente.

Come preparare un rifugio per il letargo:                                                                             

Ormai sono sempre più numerosi gli esperti allevatori che preparano la zona semplicemente mettendo grossi cumuli di paglia (foto 6 e 7 al centro Italia e foto 8 e 9 in Sicilia), dove la pioggia penetra e crea una giusta umidità.   

 

(Foto 6)

(Foto 7)

(Foto 8)

(Foto 9)

 

Questo sistema è ottimo soprattutto per gli esemplari adulti o sub-adulti di tartarughe che non scavano come le Testudo marginata o molte Testudo hermanni hermanniLe classiche casine, che proteggono dalla pioggia, sono proprio da evitare a meno che non si tratti di Testudo horsfieldii che vogliono ambiente secco. Il terreno, in genere un mix morbido di terriccio e terra, meglio se è sollevato di 4-5cm dal livello del suolo attorno al cumolo. Se col tempo si è compattato troppo, è consigliabile smuoverlo almeno per 20cm.

Ho costruito una bella casina….                                                                                                

Le casine di legno,  per quanto molto belle da vedere sono sconsigliabili per le tartarughe(a parte Testudo horsfieldii che soffre l’umidità), non fanno filtrare la pioggia che è uno dei più importanti elementi naturali per loro. Se si dispone di un ampio giardino con rovi e siepi a disposizione e provate ad inserire una casina in legno,  raramente sceglieranno la casina in legno proprio per testimoniare quanto siano inadatte per le tartarughe;  in genere sono “adatte” solo agli occhi degli umani. Per chi ha la fortuna di avere a disposizione un grande giardino con siepi e rovi, una volta che vedete dove la vostra amica ha scelto il punto per passare il letargo, all’arrivo delle prime brinate, ricopritela bene con tante foglie o paglia (sarà un’ottima coperta). Evitate sempre coperture con prodotti di plastica o ancora peggio teli di plastica.

Devo coprire la mia tartaruga durante il letargo?                                                            

Nelle zone a clima freddo, cioè dove può scendere sotto ai 2-3°C, il consiglio è di ricoprire le tartarughe solo quando arrivano le prime brinate perché alcune “pigre” non si sotterrano a sufficienza; ad esempio le specie che provengono da climi più miti come le Testudo marginata e le Testudo hermanni hermanni  solitamente non scavano (o poco) e sono anche più sensibili alle variazioni termiche e durante l’inverno può capitare che anche in gennaio ci sia una settimana con le temperature sopra alle medie stagionali e il rischio è che escano di giorno per godersi un po’ di sole, per poi rientrare nel primo pomeriggio ma scendendo troppo rapidamente la temperatura, si bloccano e non si proteggono bene non avendo il tempo di ritornare almeno nella precedente posizione, con pericolose conseguenze. Se escono fuori dai rifugi in inverno (foto 10) 

 


(Foto 10)

è consigliabile far finire il letargo a questi esemplari e metterli  in ambienti a temperatura gradualmente più elevata fino a inserirli in un terrario adeguatamente sistemato con temperature ottimali per alimentarle ed una lampada a raggi UV-B riscaldante, come le lampade agli ioduri di mercurio. In genere se le tartarughe sono ben protette con un grosso spessore termico, sentono poco le variazioni termiche e sono meno a rischio, anche se per loro il letargo sarà più lungo; per cui se le tartarughe escono spesso dai loro rifugi è sinonimo di poca protezione termica e quindi in caso di forti abbassamenti termici possono esserci dei seri pericoli. Mi ricordo che molti anni fa usavo riempire i rifugi di paglia già da ottobre (foto 11) 

(Foto 11)

ma un anno che le temperature scesero fino a -20°C le piccole Testudo marginata che non scavarono ma rimasero solo sotto la paglia morirono quasi tutte, mentre le piccole di Testudo hermanni boettgeri che avevano scavato sotto di loro  anche solo di pochi centimetri si salvarono tutte, così come le adulte o sub-adulte che erano solo sotto la paglia. Per cui la brutta esperienza mi ha portato a modificare il periodo di inserimento della paglia nei rifugi, solo all’arrivo dei primi veri freddi, segnalati dalle prime brinate, questo perché le tartarughe sentendo il freddo sono stimolate a scavare e la terra è la migliore protezione per loro. Al sud le cose si semplificano notevolmente, alcuni amici allevatori non preparano nulla per il loro letargo e spesso anche se mettono cumuli di paglia, loro scelgono altre posizioni senza nessuna protezione termica (foto 12); 

(Foto 12)

è successo che in anni eccezionali una nevicata eccezionale, non ha causato conseguenze alle tartarughe adulte che erano scoperte, in quanto poi le temperature solitamente si rialzano in fretta. A volte capita che dopo una forte nevicata a fine inverno, le temperature si rialzino velocemente e qualche tartaruga esce dal suo rifugio (foto 13); 


(Foto 13)

questo è comunque un segno che non era ben protetta. Evitare assolutamente di coprire qualsiasi zona o rifugio con teli o materiali di plastica.

Il letargo corto:                                                                                                                      

Alcuni allevatori preferiscono fare un letargo corto alle proprie piccole; la maggior parte di questi fa terminare il letargo a gennaio o ad inizio febbraio, alzando gradualmente la temperatura mettendole in ambienti diversi che hanno temperature sempre più alte, fino a metterli in casa a 20°C e poi in un terrario preparato. Altri invece scelgono la tecnica più difficile e rischiosa di far andare in letargo le piccole verso dicembre, tenendole in terrario riscaldato per qualche mese ed alimentandole;  in questo caso la fase critica è lo svuotamento dell’alveolo intestinale da tutti i residui di cibo e la delicata fase dell’abbassamento di temperature per poi rimetterle fuori con le temperature già molto basse che non permettono alle piccole di scavare e prepararsi, quindi è l’allevatore a fare questa operazione di scavo e copertura, per cui sconsiglio vivamente ai neofiti di seguire questa ultima pratica,  anche se preoccupati per le nate in ritardo. Se sono nate in ritardo ma sono sane, non avranno alcun problema se si rispettano tutti consigli dati nell’articolo e ricordo che a volte in caso di arrivo precoce del freddo,  può succedere che le uova non si schiudono e rimangono in attesa della prossima primavera per fuoriuscire dal terreno(pur evento raro); questo per dire che le piccole anche se ritardatarie, non hanno comunque problemi di scorta di energie consumando quasi nulla durante il letargo.

Attenzione a topi e ratti:                                                                                                            

Ratti e topi possono essere molto pericolosi per le tartarughe, causando grosse ferite per le adulte e stragi nelle piccole, per cui non sono da sottovalutare


(Foto 14)

 

(Foto 15)

Molti allevatori preparano una sorta di gabbia per i luoghi di letargo, con delle reti a maglia fina (non oltre 1x1cm), interrando le reti anche nella parte sotto terra. Personalmente sono dell’idea che topi e ratti, con la sparizione o forte diminuzione di predatori come i serpenti, falchi, falconi, gufi o altri animali, siano presenti in grandi quantità e qualche eliminazione non faccia certo male all’ecosistema (molti animalisti sono contrari, ma io preferisco tenere basso il numero di questi roditori attorno a casa). A detta di esperti allevatori, sotto ad un cumulo di paglia, il tasso di elevata umidità scoraggia la presenza di ratti e topi. In questo modo si evita anche di trasformare i luoghi di detenzione in vere e proprie celle blindate (ormai sul web va di moda). Qualche gatto è un’altra soluzione, ma ricordo che i gatti se lasciati liberi di scorrazzare in giardino, sono dei veri “serial killer”, uccidono centinaia di piccoli animali (uccelli e rettili soprattutto) quotidianamente. Alcuni usano esche anticoagulanti, e qui però occorre fare molta attenzione ed utilizzare gli appositi distributori che sono dei sistemi per evitare che altri animali se ne possano cibare. 

Calo di peso durante il letargo:                                                                                                

In genere è considerato normale un calo del 10% del peso corporeo durante tutto il letargo, ma sovente ci sono tartarughe che a fine letargo pesano di più che all’entrata, questo è dato dall’assorbimento di umidità, per cui questo fa pensare a quanto poi in fondo il letargo se ben fatto non sia pericoloso.

Il letargo in casa:                                                                                                                     

Prima cosa occorre tenere bene in mente qual’é il range di temperature che serve per un corretto letargo(dai 4 ai 10°C). Dopo di che è bene dire che un letargo eseguito in luogo protetto come in casa è sicuramente più critico e non consigliabile per neofiti, specialmente per il letargo in frigorifero. In casa sono pochi i luoghi dove si possono avere temperature ideali; in genere il luogo migliore sono le cantine con temperature sugli 8°C, ottimali anche per conservare il vino,  ma è bene accertarsi bene con test negli anni precedenti. Chi decidesse di eseguire il letargo in casa,  deve utilizzare una cassa preferibilmente in legno, dove inserire del terriccio morbido misto di sabbia e foglie; successivamente all’inserimento delle tartarughe,  coprirle con abbondanti foglie che sono da inumidire saltuariamente con uno spruzzino. Le soffitte in genere anche se non riscaldate subiscono forti variazioni termiche in base alle temperature esterne, stessa cosa per garage o rifugi esterni, dove spesso durante le giornate miti le temperature possono anche superare i 15°C che sono molto pericolose per loro. Alcuni allevatori, specialmente in zone a nord Europa, usano far fare il letargo alle specie Mediterranee dentro a dei frigoriferi a 5-6°C (foto n° 16 e foto 17), 


(Foto 16)

(Foto 17)

 

ma occorre fare molta attenzione perché il sistema è molto critico e pericoloso se non ben controllato e umidificato, quindi assolutamente da sconsigliare per i neofiti.

Il risveglio dal letargo:                                                                                                             


(Foto 18)

 

(Foto 19)

Al risveglio le tartarughe hanno più bisogno di idratarsi che di alimentarsi, quindi è consigliabile mettere a disposizione una piccola ciotola di acqua pulita con bordi bassi in relazione alla taglia della tartaruga. Molti allevatori preferiscono fare un bagnetto con acqua tiepida alle loro amiche, ma occorre molta attenzione agli sbalzi termici, eseguendolo durante gli orari con temperature più calde in modo che possano subito riscaldarsi bene, asciugandole bene dopo il bagno. L’acqua deve essere leggermente tiepida e cambiata continuamente per evitare che si raffreddi troppo e ad una altezza in modo che copra oltre la metà del carapace ma riesca ad alzare la testa per poter respirare. Le tartarughe poi hanno bisogno di continuare a rifugiarsi in un luogo o rifugio che abbia un discreto livello di umidità.

L’alimentazione al risveglio:                                                                                                                                                                          

Ricordiamo che il risveglio delle tartarughe è la migliore occasione per correggere eventuali errori alimentari o “vizietti”. Per cui è bene somministrare da subito cibi naturali come erbe selvatiche (graminacee) che sono ricche di fibre e calcio, evitando frutta e cibi proteici. In primavera i campi o prati sono abbondanti di graminacee, ma è consigliabile raccoglierle lontani dai veleni rilasciati dai veicoli e quindi non a fianco delle strade. Evitare per quanto possibile di acquistare erbe e verdure dai mercati o super mercati in quanto ricchi di veleni a cui le tartarughe sono molto più sensibili dell’uomo, una passeggiata anche in un parco cittadino permetterà di raccogliere qualche manciata di ottime erbe selvatiche.

Il letargo nelle specie acquatiche:                                                                                      

Qualche breve accenno al letargo nelle specie acquatiche e palustri. Anche molte specie di tartarughe palustri e acquatiche eseguono un periodo di latenza o letargo; la maggior parte lo esegue immergendosi in fondali fangosi (foto 20)

 

(Foto 20)

anch’esse diminuendo il loro metabolismo e battiti del cuore. In genere hanno bisogno di bassissime quantità di ossigeno che recuperano tramite le superfici della pelle adiacente la cloaca, tramite scambio gassoso dell’ossigeno presente nell’acqua. Alcune tartarughe acquatiche che vivono nel nord America, come le Chelydra serpentina (foto 21),  

(Foto 21)

si sono adattate talmente alle basse temperature che passano il letargo nei torrenti ghiacciati,  subito sotto al livello del ghiaccio, soprattutto nelle posizioni dove l’acqua è più ferma.   Alcune tartarughe acquatiche hanno messo in atto una strategia incredibile per salvarsi dalle temperature più basse di alcuni gradi dello 0 termico, sembra che producano un liquido che eviti il congelamento del sangue come le Chrysemys picta bellii (foto 22). 


(Foto 22)

Chi possiede tartarughe acquatiche, specialmente tipo le Trachemys scripta, dovrebbe fargli fare il letargo in un laghetto anche se piccolo, con profondità dell’acqua almeno di 50-60cm sotto il livello della terra, è quest’ultima che fornisce calore ed evita di ghiacciare completamente l’acqua durante i freddi inverni. Assolutamente da evitare di coprire con teli di plastica il laghetto, il rischio di morte delle tartarughe è elevatissimo; anche se si formerà uno spesso strato di ghiaccio, le tartarughe sotto al ghiaccio dormiranno comunque tranquille, in questi casi il pericolo come al solito sono le ansie dei proprietari.

Le tartarughe palustri come le nostre Emys orbicularis, in genere passano il loro letargo lungo le sponde dei fiumi o canali, interrandosi nella terra umida.

Problemi all’uscita dal letargo:                                                                                                      

Se le tartarughe sono entrate in letargo non in perfetta forma o il letargo è stato eseguito male, possono presentare diverse patologie e quindi qui serve urgentemente rivolgersi ad un veterinario esperto sui rettili. E’ consigliabile fare un buon controllo visivo per vedere se ci sono stati attacchi tipo micosi, ferite da topi, occhi gonfi, scoli nasali con difficoltà a respirare o i classici “sbadigli” che sono sintomi di raffreddamento. Verificare anche zampe e coda per vedere se ci sono zone rigonfie della pelle o posizioni mal odoranti che potrebbero essere causate da necrosi.

Se non hai un giardino:                                                                                                                

Se non si dispone di un giardino è bene non detenere alcuna tartaruga evitando di acquistarne o farsene regalare. Neppure le terrazze per grandi che siano, sono adatte per le tartarughe. Tutte le tartarughe soffrirebbero in un ambiente che non ha le condizioni minime per vivere dignitosamente come umidità, giuste temperature e sole.

 

Agostino Montalti

 

Didascalie foto:

01 Foto di Maria Grazia Natalizio

02 Foto di Odontochelys semitestacea tratta da  http://pikabu.ru 

03 Foto di Proganochelys  tratta da  http://vespisaurus.deviantart.com/ 

04 Foto di Enrico Di Girolamo

05 Foto di Seda D’anna

06 Foto di Maurizio Bellavista

07 Foto di Maurizio Bellavista

08 Foto di Giuseppe Liotta

09 Foto di Giuseppe Liotta

10 Foto Tarta Club Italia

11 Foto Tarta Club Italia

12 Foto di Enrico Di Girolamo

13 Foto Tarta Club Italia

14 Foto di Nicolino Di Ferdinando

15 Foto di Gianluca Dessi

16 Foto tratta da  http://www.thetortoisehouse.com

17 Foto tratta da  http://cellar.org

18 Foto Tarta Club Italia

19 Foto di Nicolino Di Ferdinando

20 Foto tratta da https://birdsandbeyond.wordpress.com

21 Foto tratta dal web

22 Foto tratta da  https://nebraskaprojectwild.wordpress.com

 

 

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